"L' Alpinista? Un inquieto inguaribile: si continua a salire e non si raggiunge mai la meta. Forse è anche questo che affascina: si è alla ricerca di qualcosa che non si trova mai"

Hermann Buhl


Foto Album

24 novembre 2009

Villa santina: nuovi settori di arrampicata

Nuovi settori di arrampicata a Villa Santina, ad opera dei nostri amici Albino e Gianni Dorigo del No Limits di Tolmezzo.
Il Pilastro No Limits presenta nove vie con difficoltà dal 6b+ al 7c e lunghezza sui 20 metri.

ACCESSO: Da Tolmezzo in direzione Villa Santina. Poco prima della falesia di Madrabau seguire una strada sterrata che sale sulla destra. Prima della galleria sulla sinistra si può parcheggiare l'auto.

AVVICINAMENTO: Poco prima della galleria sulla sinistra si vedono dei fittoni e un muro di contenimento in cemento. Si segue il sentierino con ometti che sale in direzione del pilastro No Limits (a destra del pilastro Mazzilis)

ESPOSIZIONE: Sud

PERIODO: Da Autunno a Primavera

QUOTA: 450 m circa

ROCCIA: Calcare

LUNGHEZZA DELLE VIE: 20m

DIFFICOLTA' DELLE VIE: Da 6b+ a 7c per un totale di 9 vie

Il settore Agip presenta 13 vie, di cui due 5c; le rimanenti dal 6a al 7a.

ACCESSO: Da Tolmezzo in direzione Villa Santina. Subito dopo la conosciuta falesia della Chiesetta si può lasciare l'auto nel parcheggio difronte al distributore di benzina.

AVVICINAMENTO: In pochi minuti un sentierino che parte dal parcheggio ci porterà in poco alla parete del Pilastro Agip.

ESPOSIZIONE: Sud

PERIODO: Da Autunno a Primavera

QUOTA: 450 m circa

ROCCIA: Calcare

LUNGHEZZA DELLE VIE: 20m

DIFFICOLTA' DELLE VIE: Due 5c, poi dal 6a al 7a per un totale di 13 vie

CHIODATURA: Anelli resinati

I due siti meritano una visita, e aspettano l'ingaggio!!
Un grazie sentito ad Albino e Gianni per la bella realizzazione e per il tempo che hanno dedicato per il divertimento di tutti.

17 novembre 2009

Il lato D degli Orsi: Gran Paradiso

Continua il racconto delle nostre conpagne Orsacchiotte e stavolta a prendere i toni del Rosa è toccato al gran Paradiso

Viene il giorno dei saluti: il primo gruppo di Orsi rientra a Codroipo e il secondo continua le vacanze di ghiaccio! Ci concediamo una visita turistica a Chamonix e a Courmayeur per recuperar le energie perse!
E, visto che c'eravamo, non potevamo farci mancare un calorico pasto francese: la raclette!
…solo mezza giornata di relax...
Il pomeriggio siamo già sul sentiero che, in tarda serata, ci porta ai 2732 metri del rifugio Vittorio Emanuele, base per la salita al Gran Paradiso!
Il giorno seguente sveglia all'alba…o quasi…
Dopo aver risalito le faticose morene, alle prime rampe di ghiaccio, ci leghiamo in due cordate Ida con Fabrizio e Mara con Roberto.
Durante la salita Fabrizio nota che, rispetto all'ultima volta che ha salito il Gran Paradiso, il ghiacciaio si è ritirato in diversi punti, di conseguenza la salita è un po' più impegnativa.
Prima dell'affilata cresta che porta alla cima c'è un bel crepaccio terminale costellato nel suo bordo superiore da diverse stalattiti che lo fanno quasi sembrare la bocca di uno squalo.
I passaggi esposti sotto la cima ci vengono facili anche perché i nostri capicordata sono bravi ad assicurarci.
Finalmente siamo in vetta a 4061 metri a ringraziar la Madonnina che ci accoglie con un sorriso.
Baci e abbracci. Entusiaste della cima raggiunta e del meraviglioso panorama in una splendida giornata di sole, iniziamo il rientro verso il Rifugio.
Durante la discesa, probabilmente grazie al ritiro del ghiacciaio, troviamo e raccogliamo dei bellissimi cristalli di quarzo, un luminoso ricordo di questa salita.

15 novembre 2009

Bella Venezia d'inverno!

Prima ci ha fermato la neve, negandoci la gioia di tornare, dopo diversi anni, in Piccole Dolomiti, poi il meteo incerto ci ha fatto desistere da una puntata ad Arco. Poi ci si è messa di mezzo l'influenza (suina?) a decimare le forze, fatto sta che in sette eravamo presenti all'appello!
Visto il tempo dall'evoluzione incerta siamo andati sul sicuro e siamo andati a Passo Monte Croce Carnico.
La meta erano le belle placche di Bella Venezia, sui contrafforti orientali del Cellon. L'esultanza del mattino per il bel cielo azzurro e per il clima mite era destinata a "mitigarsi" durante la giornata.
Infatti, già alla partenza il gelo pian piano ci faceva sentire il suo poco desiderato abbraccio, e al momento della partenza dell'ultima cordata le mani avevano il loro bel da fare a stringere i poveri appigli. Ma è bello anche così!
Arrivati alla seconda sosta decidiamo di scendere, non tanto per il freddo, quanto per le placche bagnate e pericolose. Nonostante la buona chiodatura riteniamo opportuno non rischiare e ci accontentiamo di quanto fatto.
Scendiamo veloci in doppia e facciamo ritorno alle auto. Scendiamo a valle e ci fermiamo per una birra ed un boccone da Otto a Timau, dove veniamo serviti meglio di un Re! Complimenti agli intrepidi orsetti e orsette, e complimenti alla generosa tavola di Otto!



14 novembre 2009

Terrarossa: Il meteo non ci ferma!

Anche in giornate un pò grigie non ci si ferma. L'importante è essere disposti a muoversi dentro, ad andare a cercare il vento sul viso, a cercare un nuovo orizzonte: e se l'orizzonte è grigio? Si fa lavorare l'immaginazione.
La vista dai Piani magari scoraggia. Andare a prendere freddo e umido? Va bene anche quello! Basta andare e sentirsi vivi!
Salire nel gruppo del Montasio riserva sempre incontri ravvicinati con gli stambecchi, e incontrarsi, d'improvviso, tra le nebbie, è un piacere ancor più grande, ti fa sentire in armonia con il creato.
La cima ormai è vicina e, per nostra audace fortuna, il panorama si concede ai nostri occhi.
Una foto in cima è un simpatico rituale, che ci farà ricordare anche le giornate uggiose, che per molti van vissute in fretta e scordate. Per noi no.

12 novembre 2009

Il lato D degli Orsi

Questo post racconta le emozioni in "rosa" del Gruppo in giro per le Alpi.
Grazie alle Orsette per averci raccontato le loro avventure ed emozioni!


Come ogni estate il Gruppo ha organizzato il "campeggio estivo". Lo scriviamo tra virgolette perché non si è trattato di un vero e proprio campeggio: si sapeva che si sarebbe partiti ma il giorno e il luogo erano ancora un'incognita: ci siamo riuniti una settimana prima della partenza e abbiamo deciso il tutto.
Così, in sette intraprendenti, con la maggioranza rappresentata dal "gentil sesso" infatti noi donne eravamo ben 4, ci siamo trovati in Piazza Giardini, per la partenza alle sei di una mattina di metà agosto alla volta della lontana Val d'Aosta con meta la funivia del Monte Bianco che collega la Palud, nei pressi di Courmayeur al rifugio Torino a 3375 metri di altezza.
Dopo un tranquillo viaggio in autostrada, arrivati al parcheggio della funivia, si presenta ai nostri occhi il Monte Bianco in tutta la sua magnificenza, con un cielo cobalto che fa risaltare ancora di più le sue cime bianche.
Presa la funivia al suo arrivo affrontiamo la scalinata che parte dal vecchio rifugio e conduce al nuovo: con i suoi cento e più scalini ci mette già alla prova in quanto siamo già ad una certa altezza.
In rifugio, una volta preso possesso della camera, ci prepariamo per fare un primo giro di ricognizione, legati in conserva in due cordate una di tre e una di quattro affrontiamo , chi per la prima volta e chi no, ma sempre con una forte emozione, il magico mondo bianco che ci circonda, perché camminare su un terreno così diverso da quello solito ci procura nuove sensazioni e timori.
Prendiamo confidenza con l'ambiente, passiamo su alcuni piccoli crepacci, e ci esercitiamo a procedere in cordata in vista del giorno successivo. Ammiriamo il Dente del Gigante che con la
sua guglia slanciata ci fa nascere il desiderio di scalarlo.
Dopo circa tre ore facciamo ritorno, dal rifugio si vedono in lontananza, a oltre 30 km di distanza, l'inconfondibile cima del Cervino e il massiccio del Monte Rosa. Il sole inizia a calare e colora il paesaggio di mille sfumature. Dopo cena trascorriamo un'oretta in compagnia ci corichiamo abbastanza presto in vista ciò che ci aspetta il giorno successivo.
15 agosto: sveglia alle 5! Breve colazione e ci prepariamo a partire mentre fuori è ancora buio.
Perdiamo un po' di tempo a legarci, ramponiamo gli scarponi e finalmente partiamo alla volta del rifugio Cosmique attaaversando la Mer de Glace, il cui nome rappresenta quello che è veramente una grande distesa di ghiaccio con seracchi e crepacci: inizia qui ed è il lungo ghiacciaio che scende verso Chamonix.
Chi non ha mai attraversato un ghiacciaio non sa cosa lo aspetta: la bellezza e la sorpresa che gli si presenta ogni volta all'attraversamento di un crepaccio le conformazioni create dalla neve e dal freddo e il colore azzurro trasparente sono uno spettacolo!
Albeggia e ammiriamo su una distesa di ghiaccio circondata dalle guglie di granito rese rosseggianti dal sole che sorge. Lo spettacolo è una cartolina che ci porteremo nella memoria per sempre.
Procediamo nell'attraversamento e affrontiamo un ponte di ghiaccio crollato usiamo le piccozze per risalire la paretina di ghiaccio mentre attorno a noi ammiriamo le sculture originalissime formatisi con il ghiaccio.
Alla nostra destra la cima del Mont Blanc du Tacul (m 4248), con enormi masse di neve pronte a staccarsi nasconde momentaneamente la vista della cima del Monte Bianco.
Dopo circa 6 ore sotto il rifugio Cosmique ci appare sua Maestà il Monte Bianco (m 4807): è più che evidente il cammino delle cordate che salgono verso la cima.
Una cordata prosegue verso l'Aiguille du Midi gli altri bivaccano in quanto camminare a questa altezza è più difficoltoso, quando il gruppo si ricompone ripartiamo alla volta del rifugio dal quale siamo partiti. Lungo la via del ritorno un elicottero procede al recupero di un alpinista caduto e questo ci fa riflettere sul fatto che bisogna essere sempre cauti e attenti in ogni nostra avventura perché l'incognita è sempre in agguato e ogni distrazione può essere fatale.
Rientrati al rifugio stanchi ma soddisfatti per la giornata impegnativa, trascorriamo un'altra serata in compagnia ma stavolta i discorsi sono diversi il gruppo che deve tornare si rammarica di questo e vorrebbe proseguire con gli altri perché il giorno dopo è prevista la salita al Gran Paradiso. Quindi l'idea è di ritornare e di fare altre cime, quest'anno abbiamo avuto un piccolo assaggio di alta quota, di ghiaccio e di cordate ma il prossimo sarà ben più impegnativo con il raggiungimento di cime.
Ci corichiamo stanchi e pensiamo chi al rientro del giorno successivo e chi alla prossima avventura.
Il giorno dopo è la giornata dei saluti.
Una volta fatta colazione riprendiamo la funivia raggiungiamo le auto e ci salutiamo alziamo gli occhi per ammirare ancora una volta il Bianco al quale rivolgiamo un ultimo saluto. Ci torneremo?

Ossigeno e Alpinismo

Riprendiamo un articolo da Montagna Tv:
"Dal 1 gennaio 2010 l'ossigeno supplementare durante le scalate in alta quota non sarà più considerato doping dalla World Antidoping Agency. La clamorosa decisione è stata presa a settembre, nel corso di una riunione del comitato europeo che si occupa ogni anno di aggiornare la lista delle sostanze proibite del Codice Mondiale Antidoping. E il dibattito alpinistico, da sempre dilaniato tra etica, pratica, sicurezza, soccorsi e lealtà sportiva, si raccende più di prima.
L'ossigeno rientrava in questa lista dal 1 gennaio 2007. Era citato in un articolo che vieta espressamente ogni tipo di doping del sangue con specifico riferimento "al miglioramento artificiale del consumo, del trasporto e della liberazione dell’ossigeno" e quindi, per estensione, anche l'uso di ossigeno supplementare. Ciò "valeva" per gli alpinisti in quanto quel codice era stato sottoscritto anche dall’Uiaa, Unione internazionale delle associazioni d'alpinismo.
Oggi, però, Wada ha scritto la nuova definizione escludendo esplicitamente l'uso di ossigeno supplementare dai metodi dopanti. E l'Uiaa ne prende atto, avendo deliberato durante l'assemblea a Porto in ottobre di seguire la politica antidoping di Wada.
Se da un lato è vero che questo divieto aveva comunque scarse conseguenze pratiche, non esistendo "competizioni ufficiali" di alpinismo nè enti internazionali che garantiscano il valore di una salita, dall'altro questa decisione dà comunque un duro colpo all'etica delle scalate in altissima quota, frequentata sempre più da persone che la interpretano "come meglio credono".
E' giusto? Non è giusto? Rispondere è difficile perchè, come in ogni campo della vita, l'etica si scontra con la pratica. Della questione si è parlato anche sabato scorso a Bergamo, in occasione del convegno annuale del Club Alpino Accademico Italiano, che ha voluto riflettere su ossigeno e doping alla luce dei gravi incidenti occorsi in Himalaya molti dei quali dovuti all'incapacità degli alpinisti di risolvere situazioni difficili una volta che vengono meno strumenti d'aiuto come corde fisse oppure ossigeno.
"L'ossigeno cambia il senso della fatica che si prova scalando - ha detto Silvio Mondinelli - Aiuta, come molte altre cose che si usano in Himalaya. E c'è una grossa differenza tra chi sale senza e chi sale con. Ma ciò non toglie il senso d'avventura che vivono tutti salendo una cima. Io ho salito 14 ottomila senza ossigeno perchè l'ho voluto e perchè sono stato fortunato. Una volta lo condannavo a priori, oggi la vedo sotto un altro aspetto, quello del rispetto delle persone che lottano per realizzare un sogno. Di quelle, però, che hanno valori e sono oneste. Bisogna chiarire come si scala, cosa si usa. Il vero "doping" da condannare è quello di chi mente".
Ma c'è anche chi, più duramente, propone di considerare doping non solo l'ossigeno ma ogni tipo di tecnologia o aiuto a cui possano ricorrere gli alpinisti durante la salita o ai campi base. Insomma, la questione resta complessa. Certo è che la ferrea etica dello stile alpino, che ha fatto la storia dell'alpinismo e di cui l'assenza di ossigeno è un pilastro fondamentale, va difesa e preservata. Lo hanno sottolineato all'International Mountain Summit di Bressanone, qualche giorno fa, alpinisti del calibro di Reinhold Messner, Hans Kammerlander, Alexander Huber, Stefan Glowacz e Ines Papert.
"La vera sfida dell'alpinista - ha detto Huber - è la gestione del punto di non ritorno: provare a superare i propri limiti ma sapere quando bisogna rinunciare". "L'alpinismo è quello che esce dalla pista battuta - ha poi sottolineato Messner - ma questo non vuol dire agire senza criterio. Su 30 spedizioni, io ho rinunciato 13 volte".

L'Uiaa, comunque, sta provando a rispondere a questa esigenza con un codice etico dell'alpinismo, a cui sta lavorando da mesi una commissione di esperti e che uscirà a breve.

"Per noi l'ossigeno è e resta una questione etica - dichiara Silvio Calvi, membro del board Uiaa -. Se devi andare in un posto, devi andarci con le tue forze, e questo esclude l'uso dell'ossigeno, ma non perchè sia doping o meno. L'Uiaa si preoccupa anche dell'uso indiscriminato che se ne fa oggi, per una questione di sicurezza. Credo che troppi incidenti accaduti in quota abbiano una causa collegabile all'uso dell'ossigeno, che magari in salita c'è e in discesa finisce".
"Wada, ha preso questa decisione per motivi che esulano dall'alpinismo e riguarano soprattutto altri sport - prosegue Calvi -. Noi usiamo altri argomenti. Per l'Uiaa è essenziale l'aspetto etico, che è essenzialmente una scelta personale. Il codice etico che stiamo elaborando avrà una dozzina di massime tra cui ci sarà sicuramente l'uso dell'ossigeno. Non faremo classifiche o graduatorie, altri lo fanno. Ma per ciò che concerne lo spirito dell'alpinismo, salire con l'ossigeno è una scorciatoia, è usare dei messi impropri. Non è comportarsi by fair means".